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LITURGIA 28 Novembre 2020

34° settimana - Tempo ordinario

COMMENTO AL VANGELO

  Ap 22,1-7; Sal 94; Lc 21,34-36

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,24-36) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore.

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Come un padre che sa di dover lasciare i propri figli, perché è giunto il tempo dell’addio, così Gesù, prima di entrare nella passione e morte fa le sue ultime raccomandazioni ai discepoli amati.

Raccomanda loro di rimanere vigili e di non abbassare la guardia nell’ora della prova per non smarrire la strada. Lungo il cammino ci sono pericoli e tentazioni che hanno come obiettivo lo speronarci fuori dalla traiettoria che Cristo ci chiama a percorrere. Dobbiamo rimanere saldi.

Per quanto breve sia il brano di oggi meriterebbe un lungo commento, ma diventerebbe faticoso e di difficile comprensione. Mi limito a richiamare la vostra attenzione sull’esortazione iniziale.

State attenti a voi stessi” (21,34).

Il verbo greco [proséchō] significa tenere presso. Potremmo perciò tradurre così: “Non allontanatevi da voi stessi, non perdete la vostra identità.

In altre parole, Gesù sta dicendo ai discepoli di ieri e a quelli di oggi, di non lasciarsi condizionare e trasformare in ciò che il mondo pretende: in robot!

Ci avverte: “vi troverete in mezzo a situazioni imprevedibili che non saprete gestire, dovrete affrontare eventi che non potete conoscere in anticipo. Per questo avete bisogno di restare ben saldi nella fede. Non dimenticate chi siete e cosa siete chiamati a fare”.

Il Vangelo ricorda che il male è sempre all’opera e non è troppo lontano da noi; il nemico abita in noi! È qui il nostro compito più arduo: smascherare quel nemico che si nasconde dentro di noi; quel lupo travestito da agnello. Invece di dare la colpa agli altri o agli eventi, come facciamo di solito, siamo chiamati ad esaminare attentamente noi stessi.

Le tentazioni appartengono ai giorni dell’uomo. Sant’Antonio abate, padre del monachesimo, arriva a dire: “Nessuno che non abbia sperimentato le tentazioni potrà entrare nel regno dei cieli. Togli le tentazioni e nessuno sarà salvato!”.

Senza tentazioni non possiamo scegliere il bene o il male e dunque siamo robot programmati a fare senza pensare. Ma Dio non ha creato i robot. Dio ha creato l’uomo e la donna donando loro la libertà di scegliere e, di scegliere persino la morte e l’inferno!

È inevitabile sperimentare le prove, per questo dobbiamo essere vigilanti e… umili, sapendo che le diverse esperienze della vita possono determinare chiusure e paure ma possono anche generare o intensificare una vita di preghiera. Possiamo scegliere!

Se non vogliamo perdere l’appuntamento con Dio e prepararci degnamente a “comparire davanti al Figlio dell’uomo” (21,36), dobbiamo diffidare di noi stessi, evitare di mercanteggiare con la verità, scegliere o accettare impegni più umili e onerosi, coltivare una maggiore fiducia nella grazia di Dio.

“O tutto o niente!”… Non scegliamo le mezze misure.