LITURGIA DEL GIORNO clicca sull'immagine

22 Settembre 2021 - Anno B

mercoledì - 25° settimana del tempo ordinario

COMMENTO AL VANGELO


S. Maurizio; S. Silvano; S. Emerita

Esd 9,5-9; Cant. Tb 13; Lc 9,1-6

 

+ Dal Vangelo secondo Luca  9,1-6

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro». Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Parola del Signore


 ***

Convocò i Dodici e diede loro forza e potere”.

Inizia così il brano evangelico di oggi. Gesù dopo averli scelti, e non si sa con quale criterio dal momento che erano 12 scalmanati, li convoca e gli dà forza e potere.

Aveva dato loro un nome nuovo, li aveva chiamati apostoli (6,13), ora li rende capaci di esercitare la missione.

È vero che con questa chiamata gli apostoli ricevono un incarico prestigioso, segno della fiducia che Gesù ripone in ciascuno di loro, ma d’altro canto è bene sottolineare che ogni incarico rappresenta un carico, un peso, una responsabilità che non va sottovalutata.

Viviamo in un’epoca in cui tutti vogliono salire sul carro del vincitore, tutti vogliono incarichi di prestigio e pochi sono disposti a portare il carico della vita, tantomeno quello degli altri. Ogni incarico comporta una precisa e talvolta pesante responsabilità. In effetti, se continuiamo a leggere il Vangelo, scopriamo che “diede loro forza e potere su tutti i demoni e di guarire le malattie” (9,1).

Proviamo a leggere tutto questo alla luce delle pagine immediatamente precedenti: l’improvvisa tempesta di vento (8, 22-25), lo scontro con l’indemoniato di Gerasa (8, 26-39), la guarigione della donna che da lungo tempo soffriva di emorragia e la resurrezione della figlia di Giairo (8, 40-56). Tutti eventi che richiedono una particolare forza.

Quando Gesù chiede agli apostoli di lottare contro il male e di curare gli infermi, gli apostoli hanno davanti agli occhi queste scene e comprendono perciò tutta la complessità del compito loro affidato. Sanno di non poterlo affrontare con le proprie forze ma non si tirano indietro.

Avrebbero potuto dire di non essere ancora pronti e invece accettano la sfida: “Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni” (9,6). La coscienza della propria debolezza non è un muro ma una porta, evita di cadere nella presunzione e ci apre alla grazia. Se attendiamo di essere perfettamente preparati, rimarremo sempre in panchina.

Ma Gesù non ha bisogno di panchinari. Lui ci chiede di essere giocatori protagonisti dell’intera partita, dal minuto zero al novantesimo.

Il regno dei cieli è per te se accetti la sfida nonostante le tempeste e il vento contrario.

Ti basta sapere una sola cosa per farcela: l’allenatore è CRISTO e nessun altro!!!