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LITURGIA 28 settembre 2020

26° settimana - Tempo ordinario

VANGELO

+ Dal Vangelo secondo Luca 9,46-50
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».
Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO

Gb 1,6-22; Sal 16; Lc 9,46-50


Oggi la liturgia ci presenta 3 dialoghi che ci invitano a riflettere: il diavolo parla con Dio, Giobbe parla con i suoi servi e infine i discepoli parlano con Gesù.

Se analizziamo attentamente il contenuto di questi dialoghi ci rendiamo conto che siamo difronte a delle vere e proprie provocazioni.

Il termine provocazione deriva dal latino: provocatio, composto da due parole, pro che vuol dire fuori, avanti e voco che significa chiamare. In poche parole possiamo dire che provocare significa chiamare fuori, tirare da dentro ciò che l’altro possiede. Ma non sempre ciò che desideriamo tirare fuori è il bello dell’altro! Infatti la provocazione può essere di due tipi: negativa o positiva.

La provocazione negativa si ha quando l’obiettivo finale è incitare l’altro all’ira, stuzzicarlo a reagire tirando fuori il peggio di sé. Questa è la tecnica che il diavolo ha usato con Dio nella prima lettura tratta dal Libro di Giobbe: “Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!”.

Il diavolo sta incitando Dio spingendolo a mettere alla prova Giobbe per tirare fuori il peggio di sè.

La provocazione positiva invece si ha quando l’obiettivo finale è stimolare l’altro a tirare fuori il meglio di sè, ciò che l’uomo possiede di bello e che ha ricevuto da Dio fin dall’eternità: la chiamata!

Provocazione positiva è quella di Gesù nei confronti dei discepoli. Egli li invita a tirare fuori dal proprio cuore la purezza del bambino e a risvegliare la chiamata ricevuta per realizzare il progetto di Dio che è la santità.

La tragedia nascosta tra le righe di questa breve pericope è che tra tutti i personaggi in questione quelli che sono più simili a satana sono proprio i discepoli di Gesù.

Mentre Gesù li invita a farsi piccoli essi si mettono a discutere su “chi di loro fosse più grande” e non solo, puntano il dito contro i fratelli accusandoli dinanzi al Signore: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi” e probabilmente si aspettano un applauso da Gesù perché hanno allontanato da lui questi fratelli che non lo seguono.

Ma come potrebbero seguirlo se non lo conoscono e se viene impedito loro di stare con lui? Bella testimonianza di accoglienza e misericordia quella dei discepoli!

Quanto sono simili a noi questi discepoli di Gesù e quanto noi siamo simili al diavolo nella nostra quotidianità!

Senza rendercene conto ci comportiamo come loro cercando di presentare il male che compiamo come opere eroiche e azioni di bene.

Oggi Gesù ci invita ad analizzare il nostro cuore: a che tipo di pro-vocazione aderiamo?

Il nostro dialogo con i fratelli che obiettivo si pone? Cerchiamo di tirare fuori dai nostri amici, parenti, sposo, sposa, figli, colleghi, il meglio che hanno nel cuore?

Abbiamo come obiettivo il tirare fuori la vocazione, missione e talenti che i nostri fratelli hanno ricevuto da Dio?

Siamo più simili ai discepoli di Gesù che condannano senza pensarci due volte o a Giobbe che ha il coraggio di lasciare tutto nelle mani di Dio?

Nel tempo di prova siamo capaci di dire: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!” senza imputare a Dio alcuna colpa?

Se siamo ancora duri di cuore come i discepoli di Gesù allora è giunta l’ora di cambiare rotta e supplicare Dio che ci doni la capacità di consegnargli tutto ciò che è superfluo nella nostra vita e di darci un cuore di bimbo che sappia fidarsi e affidarsi al suo amore.