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13 Luglio 2021 - Anno B

Martedì - 15° settimana del tempo ordinario

COMMENTO AL VANGELO


S. Enrico; S. Clelia Barbieri

Es 2,1-15; Sal 68; Mt 11,20-24

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Parola del Signore.

 ***

Dall’originale greco leggiamo letteralmente: allora si mise a biasimare le città in cui era avvenuta la maggior parte dei suoi miracoli, perché non si erano cambiate-di-mente: Guai [greco: ouài] a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida!

L’interiezione greca ouài, “guai!”, indica dolore, afflizione, affanno, sventura, pericolo. Ouài è una traslitterazione dell’Òy ebraico, a sua volta è una sorta di suono onomatopeico, un grido di dolore, terrore, sdegno, una dichiarazione di sfortuna, una minaccia, una denuncia aperta contro una persona o un intero gruppo umano a causa della miseria e delle privazioni procuratesi.

Come è possibile che Gesù minacci le città di Corazìn e Betsàida? Gesù che è l’amore misericordioso che rivela il Padre, come può minacciare i suoi fratelli? Cosa hanno fatto di così terribile queste città da meritare parole così dure da parte di Gesù?

Gesù non minaccia, rivela. Rivela che queste città si stanno separando dalla vita e che, non avendo mutato il loro orientamento mentale e spirituale nemmeno di fronte ai segni e ai miracoli di Gesù, non potranno sopravvivere, non potranno rimanere nella vita e si sono autocondannate a morte.

Corazìn e Betsàida sono strutturate, si sentono e vivono come fossero il centro del mondo, e il loro pensiero è radicato nella convinzione secondo la quale tutto il mondo debba girare intorno a loro. Corazìn e Betsàida non riescono a vedere i segni fatti da Gesù, non riescono ad ascoltare né ad apprezzare la sua Parola, perché sono completamente e totalmente assorbite dalla contemplazione di sé stesse. Sono convinte di bastare a sé stesse e di non aver bisogno di niente e di nessuno. Le parole di Gesù entrano da un orecchio e fuoriescono dall’altro senza smuovere per niente la loro coscienza. La voce di Gesù è poco più di un ronzio di una mosca!!!

Chissà quanto abbiamo dentro di noi di Corazìn e Betsàida!

L’uomo che si è perso nella contemplazione di sé stesso è un uomo immobile, rigido, lamentoso, cieco e sterile.

Gli imperi del potere, dell’economia, della medicina, della cultura lo hanno assorbito tanto da renderlo incapace di alzare gli occhi al cielo e contemplare le meraviglie del creato. Si rinchiude nel suo piccolo mondo e prima o poi finisce per credersi il creatore dell’intero universo perché il suo microscopico habitat interiore è per lui tutto ciò che esiste. Uscire fuori e affrontare la realtà lo terrorizza.

Il grido di dolore di Gesù rivolto a Corazìn e Betsàida è rivolto oggi più che mai a noi che corriamo senza meta, che ci lasciamo corrompere dalle proposte indecenti del mondo, che abbassiamo la testa davanti ai potenti schivando l’unico vero Signore che potrebbe in un attimo trasformare l’universo intero in un paradiso di pace e di armonia. Abbiamo tempo per tutto eccetto che per la preghiera.

Perché non troviamo il coraggio di dare una svolta alla nostra vita? Siamo codardi? No, non lo facciamo semplicemente perché dovremmo rinunciare al nostro trono e piegare le ginocchia dinanzi al vero Re. Eppure, nessuno può prescindere da questo Signore che è la vera Vita e possiede la fonte di tutto ciò che rende vivo l’uomo.

È tempo di smettere di vivere da zombi. Lasciamo che lo Spirito di Dio vivifichi la nostra vita diversamente siamo perduti. Inginocchiamoci dinanzi a lui senza vergogna riconoscendo che lui deve crescere e noi diminuire.